Secondo uno studio condotto dai vulcanologi Giuseppe Mastrolorenzo e Lucia Pappalardo , pubblicato su Scientific Report ancora nel lontano 2012, durante gli ultimi decenni le indagini geofisiche hanno rilevato vasti serbatoi di magma al di sotto delle caldere quiescenti.

In questo studio, utilizzando registrazioni geochimiche, isotopiche e tessiturali di rocce eruttate dalla caldera dei Campi Flegrei (definita ad alto rischio), si dimostra come i magmi alcalini si sono evoluti verso uno stato critico di comportamento esplosivo in un arco di tempo più breve, del tempo di riposo della maggior parte sistemi vulcanici con magmi che potrebbero salire rapidamente verso la superficie.

Inoltre, si scopre e si evidenzia che risultati analoghi sulla profondità e sulla scala temporale dello “stoccaggio” del magma erano stati precedentemente stati rilevati nel vicino vulcano Somma-Vesuvio.

Questi risultati quindi suggeriscono che potrebbe esserci un unica pozza di magma sotto l’intera area napoletana.

I risultati dello studio

I dati emersi dalle rocce vulcaniche espulse dai Campi Flegrei mostrano che i magmi alcalini si sono evoluti relativamente rapidamente (nel corso dei secoli) verso liquidi felsici poveri di cristalli, che sono stati immagazzinati a una pressione superficiale di circa 6-10 km di profondità. Questi risultati sulla profondità e la scala temporale della residenza del magma sono molto simili a quelli riscontrati sulle fonoliti eruttate dal Vesuvio.

Questi dati suggeriscono ai ricercatori che potrebbe esserci un enorme serbatoio comune attivo sotto i distretti vulcanici napoletani. Inoltre, i modelli termici numerici analizzati stimano un volume elevato di magma (almeno 1000 km 3 ) sopra i 10 km al di sotto della caldera.

I dati CSD sui fenocristalli feldspatici indicano che questo complesso sistema magmatico può evolversi  in un arco di tempo paragonabile alle centinaia di anni di riposo del vulcano. Ciò implica che uno strato trachitico ricco di sostanze volatili potrebbe formarsi nella parte superiore di un ampio serbatoio di magma, che potrebbe quindi esplodere in modo esplosivo.
Nonostante questo scenario corrisponda al peggiore degli scenari, e siano possibili altri scenari meno apocalittici, i risultati dei modelli termodinamici e degli esperimenti, indicano chiaramente che i magmi trachitici dei Campi Flegrei sono principalmente saturi d’acqua e sono quindi in grado di generare condizioni critiche di sovrapressurizzazione nella camera magmatica.

Si innescherebbe così un’eruzione per rottura della roccia della parete. Inoltre, la capacità dei magmi di evolversi implica che “l’attuale serbatoio di magma potrebbe essere attivato in qualsiasi momento e non necessita necessariamente di ulteriore magmatico evoluzione o qualsiasi influenza esterna (ad esempio, ricarica, interazione acqua / magma, assimilazione) per esplodere”.

Il viaggio del magma e la città di Pozzuoli

I Campi Flegrei sono ricoperti da uno strato di rocce di spessore di circa 2 chilometri e questo fa sì che il magma salga verso l’alto e trovando l’ostacolo roccioso si sposti lateralmente. Nel suo lento ma inesorabile viaggio sotterraneo, il magma si accumula esattamente sotto la città di Pozzuoli a una profondità di circa 4 chilometri.

Potrebbero però esserci altre camere magmatiche sia sotto Napoli che in altre aree campane. La Caldera dei Flegrei è inquieta da 65 anni e in questo lungo periodo sono stati registrati numerosi sollevamenti e abbassamenti del suolo, sismi e boati. Il bradisismo flegreo legato al vulcanismo secondario è presente soprattutto nel Golfo di Pozzuoli, dove interessa la zona che va da Capo Miseno e Baia fino a Posillipo. I primi movimenti di questa fase si ebbero negli anni ’50, poi negli anni ‘70 e ’80, quando i fenomeni furono particolarmente intensi, tanto che nel 1970 e nel 1983 si arrivò a evacuare decine di migliaia di persone.

Rischio eruttivo

Il vulcano flegreo che si trova in un “allerta gialla” che potremmo definire permanente, richiede una particolare attenzione da parte degli esperti che ne studiano da anni il comportamento.

In uno studio pubblicato anni addietro su Nature Communication  si sottolineava che

“il vulcano è entrato in una fase molto critica durante la quale sia fenomeni sismici che di sollevamento del suolo potrebbero diventare via via sempre più intensi”.

Nemmeno aver localizzato con precisione una camera magmatica non significa aver capito dove avverrà la prossima eruzione in quanto i canali che portano il magma in superficie possono aprirsi una strada nei posti più diversi, lontani anche chilometri dalla camera magmatica stessa.

E’ in atto un evidente e dimostrato cambiamento delle condizioni chimico-fisiche del magma che sta separando una grande quantità di sostanze volatili dal resto del materiale magmatico. Questo causa un incremento della pressione dei gas all’interno della camera magmatica che di norma..porta ad una violentissima eruzione.

Quando? Nessuno può fare una previsione esatta, oltre a tenere sotto stretto controllo il vulcano. Ci ha provato Nostradamus, che lascia un buon punto interrogativo tra le sue predizioni per i giorni nostri.  Secondo alcuni interpreti delle sue profezie, l’astrologo francese avrebbe anche predetto un 2020-2021, all’insegna della rottura tra uomo e natura, con la terribile eruzione del Vesuvio.

di Monica Ellini

Redazione Earth.chronicles.it