Mario Mattia, esperto di deformazione del suolo dell’Osservatorio Etneo dell’ INGV, spiega cosa sta esattamente accadendo al vulcano Etna.

Secondo l’ esperto, il terremoto avvenuto  il 10 gennaio, che ha interessato le aree di Milo , Linguaglossa e Sant’Alfio, è avvenuto nella zona più fragile della struttura vulcanica dell’Etna, il versante orientale, caratterizzato da molte faglie e micro faglie che si affiancano alla frattura della Pernicana.

Il terremoto  ha avuto il suo punto focale proprio lungo questa linea di svincolo su cui si trasferiscono tutti gli stress determinati dalle deformazioni più superficiali del suolo”, spiega l’esperto , ma  per capire cosa sta accadendo all’Etna, c dobbiamo tornare alla Vigilia di Natale, quando un imponente dicco magmatico (un corpo roccioso, costituito da un’intrusione di origine ignea) ha fatto irruzione alla base dell’edificio vulcanico.

Nel cuore della montagna, a una quota di 1.000 metri, la lava ha aperto una “ferita” larga   tre metri e mezzo, facendosi strada fra le rocce e gli strati più teneri del sottosuolo.

 “L’intrusione, che a livello sommitale ha dato vita a una breve fase eruttiva ed esplosiva, ha provocato anche un massiccio disequilibrio fra le strutture solide del vulcano dice Mattia, descrivendo l’innesco di una fase di stress molto intensa che ha quindi generato una forte energia sismica.

E’stato così  che abbiamo avuto l’evento di magnitudo 4.9 sulla faglia di Fiandaca, e il terremoto della scorsa settimana a Ragalna. Dalle osservazioni satellitari sapevamo già che il campo di sforzo maggiore, ancora una volta, era ed è concentrato sul versante orientale del vulcano, quello più debole. I rilevamenti GPS ci mostrano chiaramente una rotazione dell’edificio vulcanico verso Est, verso il mare., conclude l’esperto INGV.

Cosa dobbiamo dunque aspettarci? Sembra chiaro che  oltre agli eventi sismici, l’intrusione di magma si sia arrestata a causa del calo di energia, venendo meno la spinta dei gas.

Ora l’eruzione potrebbe dunque terminare, ma potrebbe anche accadere che la fase di decompressione raccolga altro gas e che questo inneschi una nuova fase eruttiva.

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