Il riscaldamento globale è una realtà concreta ormai. Ripetute ondate di caldo fuori stagione con contemporanei record invernali, sono chiari segni di un cambiamento climatico in atto.

Secondo studio pubblicato su Nature Geoscience,  esiste una correlazione tra la quantità di anidride carbonica e la presenza delle nuvole. Più anidride carbonica é infatti presente in atmosfera,  più è veloce il diradamento delle nubi. Alcune simulazioni hanno mostrato  un incremento di anidride carbonica ” di tre volte superiore a quello attuale”che potrebbe causare una notevole riduzione della  “copertura nuvolosa”, con un  innalzamento di 8° della temperatura media della Terra.

Le nubi interessate dalla maggiore riduzione sono i cosiddetti “stratocumuli” , in grado di riflettere tra il 4 e il 7% delle radiazioni solari, limitando inevitabilmente il riscaldamento. La concentrazione di anidride carbonica negli ultimi decenni, è aumentata notevolmente rendendo maggiormente a dissolvere gli stratocumuli. Con essa é chiaramente aumentata anche la temperatura media della Terra.

I ricercatori, con simulazioni di aumento della CO2 rispetto a quella attuale, hanno avuto come risultato un diradamento totale degli stratocumuli.

Cosa comporterebbe tutto questo?

Questa conseguenza renderebbe il clima della Terra molto simile a quello di 50 milioni di anni fa. Durante l’era dell’Eocene, le temperature medie globali della Terra erano di 13 gradi Celsius più alte rispetto al XX secolo, con i coccodrilli che popolavano l’Artico e l’Alaska ricoperta di palme.

Utilizzando diversi modelli climatici, il clima della Terra sarà simile a quello del Pliocene medio, già nel 2030 nello scenario più grave. Nello scenario intermedio ciò avverrà nel 2040.