Nonostante tutta l’attenzione del mondo sia concentrata nella lotta contro il Covid-19, la civiltà umana è minacciata da un nemico ben più insidioso: il cambiamento climatico.

Solo dal 1999 al 2018, il maltempo ha ucciso infatti circa 495.000 persone in tutto il mondo. Nel corso degli ultimi 150 anni, la temperatura media è aumentata di quasi 0,8°C a livello globale e di circa 1°C in Europa. Undici degli ultimi dodici anni (1995-2006) sono tra gli anni più caldi nella registrazione strumentale della temperatura superficiale globale dal 1850 ad oggi.

I climatologi prevedono infatti che il cambiamento climatico influenzerà tutti i paesi del mondo, ma che le sue conseguenze saranno diverse da paese a paese.

Impatti del cambiamento climatico

Se non si intraprenderà un’azione globale per limitare le emissioni, l’IPCC prevede che le temperature globali potranno salire ulteriormente di 1,8°C – 4,0°C entro il 2100. Ciò significa che l’aumento della temperatura rispetto a prima della rivoluzione industriale supererebbe i 2 °C. Al di là di questa soglia diventa molto più probabile il verificarsi di cambiamenti irreversibili ed eventualmente catastrofici.

Secondo il rapporto di Oxford Economics, entro il 2050, il nostro pianeta potrebbe riscaldarsi di 2 gradi Celsius, il che ridurrà notevolmente il PIL globale, con gravissime conseguenze per i paesi più poveri dell’Africa e dell’Asia.

Il cambiamento climatico avrà quindi un impatto sicuramente negativo sull’economia mondiale, e a lungo termine, se le temperature continueranno ad aumentare di 4 gradi Celsius entro il 2100, ciò potrebbe portare a una riduzione della produzione globale fino al 30 per cento.

Lo scioglimento del ghiaccio artico

In Europa gli aumenti di temperatura più significativi si registrano in Europa meridionale e nella Regione Artica. Le precipitazioni diminuiscono in Europa meridionale e aumentano a nord/nord-ovest. Ciò ha ripercussioni inevitabili su tutti gli ecosistemi naturali, sulla salute umana e sulle risorse idriche.

Secondo il Climate Reanlayzer dell’università del Maine, intorno al 20 novembre è stata registrata una temperatura media su una superficie artica grande il doppio degli Stati Uniti di appena –11,11°C. Si tratta di una temperatura superiore di 10°C sulla media del periodo. Addirittura in alcune aree del Polo Nord si sono registrate  temperature di appena –1,1°C, quando teoricamente dovrebbero essercene 20 in meno.

Nonostante l’assenza totale del Sole oltre il circolo polare artico, le temperature non sono nemmeno intenzionate a scendere.
Secondo gli esperti è evidente come l’Artico stia risentendo in modo drammatico del riscaldamento globale, più di ogni altra area al mondo. La diminuzione della superficie del ghiaccio polare inoltre a fronte di un aumento della superficie marina, contribuisce a un ulteriore scioglimento di ghiaccio, innescando un vero e proprio effetto domino.

Gli Stati più colpiti dal cambiamento climatico

Nel 2018, il Giappone è stato colpito da tre eventi meteorologici estremi eccezionalmente gravi. La quantità anormale di precipitazioni a luglio ha portato piogge torrenziali, inondazioni improvvise e frane, a seguito delle quali sono morte più di 200 persone e sono state danneggiate più di 5.000 case, oltre a 2,3 milioni di persone  evacuate. I danni provocati dal maltempo sono ammontati a oltre 7 miliardi di dollari.

Anche il caldo anomalo ha messo a dura prova il Paese del Sol Levante, a seguito del quale sono morte 138 persone, mentre per 70.000 di esse si è reso necessario il ricovero ospedaliero. Il paese è stato colpito anche dal Tifone Zebi, classificato come il più intenso ciclone tropicale che il Giappone abbia vissuto in più di 25 anni ,che ha causato perdite economiche per oltre 13 miliardi di dollari.

Madagascar

Nel gennaio 2018, il Ciclone Ava ha colpito la parte orientale dell’isola del Madagascar, allagando città e radendo al suolo interi  edifici, uccidendo 51 persone. A marzo invece il Ciclone Eliakim,  ha colpito più di 15.000 persone: 17 le vittime e quasi 6.300 dispersi . In un colpo solo i due cicloni hanno costretto un totale di 70.000 persone a cercare rifugio.

India e Sri Lanka

La stagione dei monsoni inoltre ha avuto un catastrofico impatto sull’India nel 2018, in particolare sullo stato del Kerala: 324 persone sono morte per annegamento e seppellite dalle frane. Più di 220.000 persone sono state sfollate dalle loro case, mentre 20.000 case e 80 dighe sono state distrutte. Il danno è stato di 2,8 miliardi di dollari e con la velocità del vento fino a 150 chilometri all’ora del Ciclone Titley, circa 450.000 persone senza elettricità e 8 persone sono decedute.

Anche la nazione insulare dello Sri Lanka, situata al largo della costa indiana, ha subito forti piogge monsoniche nel maggio 2018, che hanno colpito 20 aree, in particolare le coste meridionali e occidentali. Anche qui il triste bilancio che ha totalizzato 24 persone decedute, oltre 170.000 feriti e quasi 6.000 gli sfollati.

Kenya

Le piogge stagionali non hanno risparmiato Kenya e Ruanda, nè altri paesi dell’Africa orientale. Da marzo a luglio 2018, il Kenya ha ricevuto quasi il doppio delle piogge rispetto alla normale stagione. I fiumi più importanti del paese negli altopiani centrali sono straripati, colpendo 40 contee su 47 e provocando 183 morti, 97 feriti e oltre 300.000 sfollati.

Un fenomeno globale che rischia di portare il pianeta Terra verso danni irreversibili

Il cambiamento del clima rappresenta il danno maggiore fatto al pianeta e sarà superiore rispetto alle stime fatte negli ultimi anni dagli esperti del clima. La Terra sarà infatti sottoposta a eventi meteorologici estremi sicuramente superiori a quelli che già vediamo oggi.

Nessuna emergenza dovrebbe essere dimenticata, la pandemia di Covid-19 non può diventare un alibi per non parlare del cambiamento climatico in atto, del riscaldamento globale e di tutte le sue conseguenze.

Lo dimostra un nuovo studio pubblicato sulla rivista Reviews of Geophysics  e commissionato dal World Climate Research Program (WCRP), che ci ricorda come il pericolo del cambiamento climatico non sia assolutamente inferiore al pericolo corrente della pandemia di Covid19, ma sia lì, pronto a colpirci inesorabilmente.

di Monica Ellini