Conosciuta come la Safer, la nave di proprietà di una compagnia petrolifera yemenita, è lunga 1.188 piedi (362 metri) e contiene 1 milione di barili (42 milioni di galloni o 159 milioni di litri) di petrolio nei suoi 34 serbatoi di stoccaggio.

Il Safer giace abbandonato e arrugginito vicino al porto di Hudaydah nello Yemen, dove un tempo fungeva da deposito galleggiante. Ora peró c’è olio che filtra nell’acqua intorno alla nave, rischiando secondo un nuovo documento, un grave danno ambientale.

La petroliera, necessita da tempo di operazioni di manutenzione e, nel corso degli ultimi cinque anni, una squadra dell’Onu designata ha provato più volte a recarsi sul luogo per valutare i danni apportati al serbatoio. Tuttavia, secondo quanto riferito dal governo legittimo yemenita, i ribelli sciiti hanno ripetutamente ostacolato tali azioni.

Una potenziale devastazione

La nave cisterna potrebbe costituire una vera e propria “bomba” , a causa del gas infiammabile che si sta creando al proprio interno, e a cui potrebbe essere dato fuoco in qualsiasi momento. A ciò si aggiunge la pericolosità derivante dallo scafo arrugginito e soggetto ad eventuali rotture.

Se tutti i 34 serbatoi di stoccaggio del Safer si rompessero, la fuoriuscita di petrolio sarebbe  quattro volte di più, rispetto a quella dell’Exxon Valdez rilasciato lungo la costa dell’Alaska nel 1989.

“È giunto il momento di prevenire una potenziale devastazione per le acque della regione e per i mezzi di sussistenza e la salute di milioni di persone che vivono in una mezza dozzina di paesi lungo la costa del Mar Rosso”, ha dichiarato la dottoressa Karine Kleinhaus, biologa marina e medico dello Stony Brook Università di New York.

I paesi che si affacciano sul Mar Rosso come il Gibuti, Eritrea, Israele,-Palestina, Giordania, Arabia Saudita, Sudan e Yemen dovrebbero affrontare conseguenze ambientali molto gravi.

Danno alla barriera corallina

Il Mar Rosso è caratterizzato da una grande biodiversità, con barriere coralline, mangrovie costiere e numerose specie, ma a causa di un ricircolo dell’acqua ridotto ed un ecosistema marino fragile, l’area è altresì altamente vulnerabile all’inquinamento da idrocarburi.

Un modello computerizzato utilizzato per il nuovo documento, pubblicato  il 15 dicembre sulla rivista Frontiers in Marine Science , ha mostrato che il petrolio si disperderebbe ampiamente ed abbondantemente in caso di fuoriuscita.

“Se si permette che si verifichi una fuoriuscita dal Safer, il petrolio si diffonderebbe attraverso le correnti oceaniche per devastare una risorsa oceanica globale, come le barriere coralline del Mar Rosso settentrionale e del Golfo di Aqaba. Si prevede che saranno tra gli ultimi ecosistemi di barriera corallina del mondo a sopravvivere nei prossimi decenni “, dice la Kleinhaus.

Secondo il New York Times, potrebbe essere troppo tardi per l intervento sulla petroliera da parte degli Houti, un gruppo armato yemenita. L’ enorme nave cisterna sta cedendo.

Di Monica Ellini