Le mutazioni di un virus possono sembrare istintivamente una brutta notizia, ma mutare e cambiare è esattamente ciò che fanno i virus.

Non ci sono ancora dati sufficienti per stabilire se la nuova variante del coronavirus rilevata nel sud-est dell’Inghilterra sia in grado di infettare più rapidamente o di causare sintomi più gravi.

La nuova variante

Secondo quanto riportato da BBC i livelli della variante sono più “alti” nei luoghi in cui i casi sono più numerosi. Il virus potrebbe essere infatti mutato per diffondersi più facilmente e causare più infezioni.

Le varianti infatti possono avere successo infettando “le persone giuste al momento giusto”. Una spiegazione per la diffusione della variante spagnola con cui abbiamo avuto a che fare durante l’estate é semplicemente che le persone venivano infettate durante le vacanze, portando così il virus a casa.

Solo accurati esperimenti in laboratorio, aiuteranno dunque gli esperti a capire se questa nuova mutazione si comporterà come uno “spargitore migliore” di tutte le altre.

La mutazione del virus

Il  problema principale che sta interessando gli esperti però è un altro, ossia comprendere come il virus sia mutato.

Ha un numero sorprendentemente elevato di mutazioni, più di quanto ci aspetteremmo, e alcune sembrano interessanti“, afferma Nick Loman del Consorzio COVID19 Genomics UK (COG-UK). “Si trovano nella proteina spike cruciale, la chiave che il virus utilizza per aprire la porta delle cellule del nostro corpo al fine di “.

La mutazione N501 altera il dominio di legame al recettore RBD, (Receptor Binding Domain), la zona della proteina spike responsabile del primo contatto con la superficie delle nostre  cellule. Se la mutazione dovesse facilitare questo “appiglio” tra il virus e le nostre cellule darebbe a Covid19 un discreto vantaggio.

L’altra mutazione, denominata H69/V70, è già nota in questa epidemia, per aver infettato popolazioni di visoni. Gli esami di laboratorio confermeranno se gli anticorpi di chi ha affrontato il Covid, siano meno efficaci nel respingere l’infezione con questo tipo di mutazione.

Mutazioni e vaccino

Alan McNally, professore dell’Università di Birmingham, ha dichiarato: “Sappiamo che esiste una variante, non sappiamo nulla di cosa significhi biologicamente”.

Queste mutazioni infatti conducono a domande sull’ efficacia del vaccino anche se le aziende Pfitzer/BioNTech e Moderna restano positive in proposito.

Il virus che si è evoluto negli animali e ha infettato gli esseri umani circa un anno fa, ha rilevato circa due mutazioni al mese. Se prendiamo infatti un campione di oggi e lo confrontiamo con i primi campioni di Wuhan in Cina e troveremmo circa 25 mutazioni.

Il coronavirus è un virus che muta in diverse combinazioni, e la sua arma migliore sta proprio in questa capacità.

Potemmo dover aggiornare quindi regolarmente i vaccini, così come facciamo per l’influenza restando al passo con i capricci del virus.

L’evoluzione e la mutazione infatti potrebbero inibire l’efficacia di un vaccino COVID19. L’allarmante ipotesi emerge da uno studio condotto dagli esperti della Pennsylvania State University pubblicato sulla piattaforma PLOS Biology. Uno dei biologi del team, David Kennedy spiega:

Proprio come i batteri anche i virus possono mutare e sviluppare resistenza ai vaccini. Una procedura di immunizzazione contro il nuovo coronavirus è urgentemente necessaria per salvare vite umane e tornare a una situazione simile al periodo pre-pandemico, ma è importante che il vaccino sia efficace o tutti gli sforzi saranno stati vani”.

Il team ha identificato la possibilità che la procedura di immunizzazione possa non essere efficace contro le varie mutazioni del virus, sottolineando che sarà fondamentale utilizzare le informazioni disponibili per gestire la situazione di emergenza.

Monica E.